Viaggiar descanta, ma chi parte mona torna mona.
Viaggiando ci si dà una svegliata, ma chi parte scemo torna scemo.
Ho sempre apprezzato questo detto veneto, voi che ne pensate?
L’ho conosciuto grazie ad Hugo Pratt, uno che sui viaggi la sapeva lunga, anche sui mona e sugli sgamati. Mi sa che questo sarà il primo post della categoria “Viaggi”, che di fatto io viaggio parecchio e un po’ descanta.

Moschea blu
Sono appena tornata da Istanbul, e ci ho lasciato un pezzo di cuore. È un luogo ricco di bellezza e di storia, mi sa che è ricco anche di futuro. Istanbul è vibrante.
È di una quelle città come Roma o Venezia: puoi andarci mille volte, perché mille sono i tesori che custodisce. Istanbul fa 14 milioni di abitanti, dunque ogni quartiere è una cittadina a sé. I Paesi Bassi fanno 16 milioni di abitanti, tanto per dare le proporzioni.
Cos’è Istanbul per una italiana che vive in Olanda? La prima sensazione è di essere tornata a casa. Ok, non come quando atterro a Bologna, ma tipo quando atterro a Lamezia Terme
Mi sentivo più a casa in Turchia che in Olanda, roba che se la dici agli olandesi ci restano male, ma i paesi mediterranei hanno molto in comune, hanno secoli di contatti intessuti a pelo d’acqua, quando navigare il mare magnum era più semplice che valicare le Alpi. Del resto non furono genovesi e veneziani a insediarsi a Constantinopoli come prima comunità straniera con tanto di quartiere? Erano i tempi delle repubbliche marinare. Anzi ho scoperto che il termine “levantini” è nato così: designava i mercanti e i diplomatici genovesi e veneziani insediati a Istanbul.

Istanbul è bella da mozzare il fiato, ma ciò che mi ha affascinato di più è il fatto che è una meta turistica per Caucaso, Medio Oriente ed Emirati. Mi spiego: tu sei in fila per entrare al museo di Haghia Sophia e in fila con te c’è gente dell’Oman, dell’Azerbaijan, kazachi, russi o di chissà quale emirato. Vorresti fermarli e chiedere a ognuno da dove viene. Ecco a me non è mai capitato di essere in un posto così. Ci è parsa addirittura una meta da viaggio di nozze: ero pieno di giovani coppie, lei sempre velata.
Le code…ecco le code sono peggio che in Italia: non esistono, neppure i musei ci provano a metterti in coda. A parte questo, per la mia esperienza i turchi sono dei signori. Alla faccia di tutti i pregiudizi sulle truffe dei tassisti, il tassista dall’aeroporto ci ha portato a suon di tassametro in hotel: 42 lire turche. Noi ne avevamo 50 e lui aveva solo 10 lire di resto: ci ha fatto lo sconto. Non so…ma c’è tanto business che non vale proprio la pena perdere tempo a far le truffe. Ci è capitato anche al ristorante: abbiamo chiesto se poteva digitare un importo più alto sul macchinino del bancomat perché non avevamo gli spicci per la mancia: niente, piuttosto che ridigitare non ha voluto la mancia, tanto il ristorante era pieno.
Poi vabbeh…se è vero che chi parte mona torna mona, evidentemente nel mentre viaggia da mona e una che con la faccia da mona vuoi non truffarlo?! Per questo vi do una dritta: per mangiare a Istanbul non affidatevi a TripAdvisor o se proprio volete usarlo, considerate solo i commenti fatti da italiani e francesi, perché viaggiando è cosi: ogni cultura ha i suoi standard di comfort, igiene e gastronomia.

Il centro storico di Istanbul è Sultanahmet, affollatissimo di turisti e i ristoranti più recensiti su TripAdvisor sono quelli più centrali, quelli più alla portata della mandria turistica. Se volete andare a mangiare molto bene, non turistico e a prezzo onesto vi consiglio il Babel Cafe Restaurant, che è a Beyoglu, giusto al di là del ponte. Tanto a Beyoglu ci si va comunque, giusto per dire che hai passato il ponte di Galata.
È piccolino e vale la pena prenotare. A dirla tutta questa gemma nascosta è una soffiata di mio cugino!









Abbiamo degustato 4 birre del Birrificio del Ducato, istruiti per cogliere negli aromi e nei retrogusti tutte le spezie, le erbe e gli ingredienti che vengono sapientemente dosati per creare birre di grandissima armonia. Dalla camomilla al mango, dal pepe al cioccolato, le birre di Giovanni davvero evocano stati d’animo, immagini e ricordi. Quella che mi ha colpito di più è la birra