Fatima

Al corso di olandese ho conosciuto una coetanea iraniana: Fatima, anzi Fatemeh lo scrive lei in caratteri occidentali. Comunque lo scrivi, è il nome della più virtuosa figlia di Maometto. Un po’ come nascere in Italia e chiamarsi Maria.

Fatima è una dottoressa, sorride sempre, ha gli occhi vivaci di una donna intelligente e gesticola un sacco. Ha sempre il capo coperto dal velo. Deve sistemarselo in continuazione perché lei non sta mai ferma e il velo le si sposta, e a me questa cosa piace.

Ogni anno a novembre arriva in città la mostra del World Press Photo Award (concorso mondiale di fotogiornalismo) e io ho proposto a tutti i compagni del corso di andare insieme a vederla. L’anno prima ha vinto una foto scattata a Teheran. Ci sono circa 0 gradi e Fatima arriva, come me, con un berrettone di lana calcato in testa. È la prima volta che la vedo senza velo. E con l’innocenza di un bambino penso: e adesso quando entriamo alla mostra come fa a togliersi il berretto e a mettersi il velo senza che nessuno le veda i capelli?

Eh… non fa. Si toglie il cappotto e gira con il berretto calcato in testa. Che grande -penso io- se ne frega bellamente di fare quella strana. Chiaro…non immaginatevi un berretto trendy, è il berettone beige da nonna: se fosse un’occidentale farebbe un po’ strano, ma nessuno la guarda, non so se perché è mediorientale o perché agli olandesi di solito non gliena frega niente di come vai conciato.

Arriviamo alla foto di Teheran, mi dice che è il suo quartiere, che anche lei era sui tetti a gridare.


Uscivano tutti verso le 22:00 a urlare sul tetto di casa “Allah è grande” ed era una forma di protesta contro i risultati delle elezioni presidenziali, risultati molto dubbi che confermavano il regime.

  • Ma se uno urlava “Allah è grande”…gli altri come facevano a capire che era una protesta contro le elezioni?
  • sorride – Eh si sapeva.

E in quello stesso momento realizzo che ho dato per scontato quello che non dovevo: anche a Teheran fa freddo, freddo da neve. Magari il beretto lei lo porta anche a casa sua. Avrei voluto saperlo, ma non gliel’ho chiesto, avevo la sensazione che è una cosa che si dovrebbe scoprire andando a Teheran in inverno.

La foto Tehran echoes è stata scattata nel 2009 da un fotoreporter italiano, Pietro Masturzo. Un ragazzo napoletano che si è laureato in Affari internazionali e poi ha studiato Fotografia. Aveva 29 anni quando ha scattato la foto che lo ha reso celebre in tutto il mondo.

La mostra del World Press Photo Award 2012 sarà in Italia in 2 sedi:

Lucca 24 novembre -16 dicembre

Napoli 23 dicembre – 16 gennaio

Se ne avete l’occasione, la mostra merita sempre.

P.s. Ringrazio Pietro per avermi concesso l’uso della foto, che è sotto copyright.

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2 commenti
  1. Carpediem ha detto:

    Molto interessante! E di certo cogliero’ l’occasione per andare al World Press anche quest’anno: e’ sempre straordinario

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