Generazione Erasmus, 1000 euro e dei cervelli in fuga.

Io sono dell’82.

Quando avevo 20 anni la mia generazione era la generazione Erasmus.

Quando ne avevo 25 era la generazione 1000 euro.

Ora che ne ho 30 è la generazione dei cervelli in fuga.

Se ci fate caso è un’evoluzione naturale.

Prendi uno studente universitario e mandalo a studiare all’estero: impara una lingua, si familiarizza con un paese straniero, si accorge che staccarsi dalla gonna di mammà non è poi male, anzi si diverte pure.

Prendi questo studente – che nel frattempo è tornato a casa e si è laureato- e mettilo a lavorare 10 ore al giorno per 950 euro da precario, senza ferie, senza malattie, senza la prospettiva di una crescita professionale né di beccarsi un mutuo, perché una volta che esci di casa poi ci vuoi restare…beh quello prende e se ne torna all’estero. Non importa se l’Erasmus l’ha fatto in Spagna e la Spagna è messa anche peggio, quello ormai parla 2 o 3 lingue e ormai sa che sopravvive anche senza le lasagne della domenica: un posto nell’Europa transalpina lo trova.

Se poi l’Erasmus l’ha fatto in Francia o in Germania, torna nella patria del suo Erasmus, magari nella stessa città e si sente quasi a casa.

Così nasce la generazione dei cervelli in fuga.

cervelli_in_fuga_21

Molto spesso sento chiamare questi cervelli in fuga ”expat”. “Expat” perché suona figo, suona business English…ma l’expat è un’altra cosa: ne parliamo al prossimo post. 😉

Doveroso il link a http://www.diversamenteoccupati.it/

Annunci
8 commenti
  1. Qui la parola “expat” viene mormorata con un misto di rispetto e invidia, perché così si definiscono i fortunati che sono stati direttamente “esportati” dalla loro azienda del paese d’origine al Giappone… e hanno quindi ferie pagate, bonus, malattia retribuita, appartamento fornito dalla ditta (di solito in zone centrali molto ricche e fighe, tipo Roppongi, Hiroo, Setagaya, Shibuya), e guadagnano dai 4.000 Euro al mese in su. Quanto vorrei essere un’expat anch’io! 😦

    • Brava Hagane! pubblico il post domani. Perchè qst cosa non è per niente chiara qua in Europa: molti laureati del sud europa che si sono trasferiti oltralpe in cerca di una carriera si definiscono expat nell’ignoranza che expat è quella cosa che dici tu! Io ci vivo in mezzo agli expat ed è un pianeta parallelo alla società. Ma la cosa sorprendente è che il fenomeno è così vasto che incomincia a ridefinirsi la parola…

    • Davvero? Non pensavo che il termine expat fosse tanto frainteso.
      Sicuramente NON sono expat le persone come me, che sono venute qui in cerca di lavoro! Gli expat – almeno in Giappone – di solito sono persone ricche e fortunate, che qui fanno proprio la bella vita. Anzi, direi che, assieme ai lavoratori in proprio, sono tra i pochi stranieri a fare davvero la bella vita a Tokyo. ^_^”

    • Sí in Europa c’é parecchia confusione! figurati che c’é una fiera internazionale di recruting per stranieri qualificati e multilingue che si chiama Expatica! Poi i lavori sono tipo customer service desk, anche perché diciamocelo: se hai una profilo professionale da potenziale expat hai gli head hunter che ti corrono dietro, non vai certo in fiera! 😉

    • Sì, se uno ha proprio un buon profilo professionale di solito basta che mandi dei curriculum all’estero e il lavoro glielo offrono. Oppure è proprio l’università/l’azienda stessa a trasferirlo in un paese straniero. Gli expat che conosco qui sono stati tutti “esportati”, oppure le aziende giapponesi li hanno chiamati subito non appena hanno spedito un curriculum. Non hanno fatto nessun job hunting né si sono occupati di nulla personalmente… a volte, anche se sono in Giappone da anni, non parlano mezza parola di giapponese, erché appunto vivono in un micro-cosmo.

  2. ciao, rimbalzo qui dal blog di giovanna cosenza 🙂 io sono “expat” in UK, e mi autodefinisco cosi’, ma in inglese il termine viene da expatriate, cioe’ uno che vive all’estero, punto, se poi in italia o in olanda (ho sentito di altri in olanda che mi hanno fatto lo stesso appunto) ne hanno un’accezione differente son fatti loro 🙂 ma dove sto io il concetto e’ ben chiaro (non sara’ un po’ come il recente “laico” che ora e’ interscambiabile con “ateo” in italiano moderno post2000?)

    • Ciao supermambanana, benvenuta su La deriva. 🙂 Ho trattato la cosa in un post a parte dove metto in luce che ormai i piú usano il termine nelláccezione che dici tu. http://wp.me/p2Lkil-8h

      Ti linko cosa dice la pag. di wikipedia EN su expatriate:

      In common usage, the term is often used in the context of professionals sent abroad by their companies, as opposed to locally hired staff.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: