Cosa (non) è un expat

Cosa vuol dire la parola expat? Chi fa parte di questa categoria? Qual è la differenza tra expat ed emigrato? 😎

Sarà che siamo in un’epoca di cervelli in fuga, sarà che suona figo e suona business English…di fatto expat è una delle parole più trendy del momento e, manco a dirlo, di solito è usata a sproposito.

Mi trovo a leggere post o blog che titolano Vita da expat o the expat diaries..mi metto a leggere e riscontro che il tipo o la tipa non sono expat, uhm.

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Expat deriva dalla parola inglese expatriate: residente in un paese straniero; esiliato o bandito dal proprio paese.

L’abbreviazione expat nasce nel gergo professionale anglosassone e si riferisce al lavoratore che l’azienda ha trasferito (relocated) in un paese straniero. Da qui poi la differenza in termini di contratto: puoi essere assunto sotto expat terms o local terms.

E fa una differenza enorme. Se l’azienda ti manda all’estero e ti fa un contratto da expat guadagni molto più di quello che guadagnavi nel paese in cui eri assunto come locale, questo per indennizzare il fatto che ti hanno fatto spostare per necessità dell’azienda e non per tua volontà.

Ma siamo ancora lungi dal full expat che include la casa (housing allowance), la copertura dell’assicurazione sanitaria per te e famiglia, la copertura del costo della scuola privata internazionale per i tuoi figli e pure la copertura dei costi di viaggio per tornare almeno una volta nel tuo paese di origine (travelling allowance). Una montagna di soldi, una differenza enorme rispetto a essere assunto come locale. Inoltre il contratto full expat prevede anche che paghi uno scaglione standard di tasse, poche, per lasciare intatta la fortuna che riversano sul tuo conto: il resto delle tasse te le paga l’azienda, a priori. Last but not least la differenza si estrinseca anche nella valuta con cui sei pagato: tipo se sei assunto in euro in Europa e ti mandano in Brasile continui a essere pagato in euro. Se fai la valigia per i fatti tuoi e ti fai assumere in Brasile ti pagano in reais, chiaro no?!

La differenza tra essere expat o local non riguarda solo i soldi, diventa una differenza di stile di vita, anzi di vita tout court. Se ogni tot anni l’azienda ti fa spostare da una parte all’altra del globo significa che il tuo partner non riuscirà a sviluppare una carriera, ecco perché lo stipendio da expat deve indennizzare non solo l’esilio ma anche la mancanza di un altro stipendio. Inoltre i tuoi figli dovranno frequentare le scuole internazionali in inglese che si trovano un po’ ovunque e sempre dove c’é un business da expat (tipo petrolio, miniere o hub finanziari).

Se, come me, hai mollato una prospettiva incerta e hai cercato fortuna all’estero con una laurea in tasca, sei un emigrato qualificato (foreign professional), non un expat. Gli emigrati qualificati che si definiscono expat fanno un po’ la figura del cugino di campagna, perché si capisce che non sanno di cosa di parlano. Dire che sei expat è come dire che hai una montagna di soldi e le montagne di soldi sono difficili da millantare. 😛

La questione si fa interessante perché dalla crisi del 2009 c’è stata un ondata emigratoria di giovani qualificati e molti di questi hanno incominciato ad abusare la parola expat: c’è da chiedersi se non si stia ridefinendo il significato della parola, del resto le lingue sono in continua evoluzione.

In fondo, se lo merita un nome questa intera generazione di laureati spagnoli, italiani e portoghesi che sono emigrati all’estero. Se ci sono stati i ragazzi del ’99, noi siamo i ragazzi del 2009, quelli fregati dalla crisi. Chissà se passeremo alla storia come gli expat dal sud Europa…

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30 commenti
    • ahah 😉 ciao Riru! tu quoque?! 😉 non avevo in mente te, giuro! 🙂 Per dare le proporzioni diciamo che ho amici (30 anni, 5 anni di seniority) che si prendono 8 mila euro al mese con tutti i benefit elencati nel post. E tassati a scaglione fisso tipo 20 o 25 %. Ecco…

    • Hai perfettamente ragione riguardo al termine di “expat” che in ambito anglosassone definisce immigranti con un certo stile di vita… Spero tu legga il mio commento perché penso che sarebbe interessante per te venire alla conferenza della FIGT 2017 all’Aja (Families in Global Transition) http://www.figt.org/2017_RFP.

  1. Pantarei ha detto:

    Il fatto e’ che con mezza Europa in crisi, per molti precari avere un lavoro normale all’estero equivale ad avere ‘expat terms’. Solo che i ‘terms’ sono al ribasso…

  2. Hagane ha detto:

    Ottimo post, direi che hai chiarito benissimo la differenza tra expat e foreign professional (anch’io, come te). 🙂

  3. Cappuccino e Baguette ha detto:

    Ahem, io ho sempre pensato alla parola expat come un’equivalente della parola “emigrato”. Evidentemente ero in errore. =P Adesso ho un po’ più chiara la differenza, grazie! 😉

  4. Ciao Cappuccino e Baguette! Benvenuta su La deriva 🙂 Ti ringrazio per l’apprezzamento. Comunque sei in buona compagnia 😉 ormai il significato si sta ridefinendo tanto è diffuso l’uso di “expat” per significare emigrato.

  5. squa ha detto:

    non fa una grinza. mi sono definita un’expat a tortissiòo e provvedero quanto prima!
    emigrata, io sono emigrata
    plurima ma sempre emigrata

    • Ciao squa! 🙂 eh sì …mi sa che siamo “solo” foreign professional 😉

  6. squa ha detto:

    corretto il mio profilo in twitter (tu ci sei? mi piacerebbe seguirti 🙂
    vadoa controllare se ho fatto gaffe anche nel blog.
    Ti ringrazio per la precisazione. Interessante!

    • Ciao squa, grazie del tweet. Sai che non ci sono su Twitter…non ancora almeno, vediamo quanto resisto. 😉

  7. Why ha detto:

    Ciao! Arrivo seguendo un link di squa, e tornerò, che qui mi piace!
    Però però: tutto vero quel che dici, ma -almeno a Londra e se tanto mi dà tanto a breve ovunque- nell’uso corrente expat vuol dire (ora, ormai) proprio e solo “residente all’estero”. Un erasmus non è un expat, un professionista assunto a tempo indeterminato o pure la moglie che l’ha seguito sì. Anche se tu, in linea teorica, dici una cosa giusta. Possiamo convenire che l’uso corrente non sia l’accademia della crusca, e però però..ha il suo perchè e, ci piaccia o non ci piaccia, i suoi effetti.
    Come dire che le Nike dovrebbero essere pronunciate Nike anzichè Naik perchè vengono dalla parola greca..esempio cretino, lo ammetto, ma al momento l’unico che mi venga al volo.. 🙂

    • Ciao Why! benvenuta su La deriva dei continenti 😉 Hai ragione, infatti chiudo il post con la considerazione che il significato si sta ridefinendo… Dipende molto dall’ambiente: mio marito lavora nell’ oil business e nel nostro orizzonte sociale expat è expat nel suo significato originario. Anche a Tokio è chiarissimo che gli expat sono quelli con un contratto expat, da quello che mi dice la blogger Hagane (che ha commentato però sotto al post “Generazione Erasmus, 1000 euro e dei cervelli in fuga”. A presto

  8. mariella ha detto:

    Ho letto con interesse la specificazione del termine expat, incuriosita dalla presentazione di un libro fatta da un editore che voleva presentare il prodotto editoriale su un piatto d’argento. Le coautrici si definivano expat, scopri scopri erano semplicemente mogli privilegiate di mariti dai contratti d’oro, non costrette a trovarsi un lavoro le giovani e brillanti signore si danno alla cura di un blog per ammazzare il tempo. Pertanto le brillanti quarantenni non erano collocabili nella categoria degli expat ma neanche fra quella di emigranti. Assolutamente avvilente la maniera in cui veniva presentato un prodotto delle donne.. da un uomo! Peccato, la presentazione avveniva nel tempio della cultura, una bellissima libreria storica con libri di pregio e datati ma con un pubblico quasi inesistente, unici spettatori, due turisti per caso in visita in quel luogo!tra l’altro interessati all’argomento perchè aventi figli migranti……..

    • Mimma Kuwait ha detto:

      Cara Mariella ricordo di te. Forse se avessi letto il nostro libro avresti capito un po di più cosa voglia dire essere expat di questi tempi e in posti non facili come questi. Noi anche volendo non possiamo lavorare e non ammazziamo il tempo giocando a fare il blog. Siamo per prima cose mamme impegnate nella crescita dei nostri figli in realtà molto poco democratiche e prive di tutti i supporti . Abbiamo deciso di tenere la famiglia unita e per questo abbiamo lasciato tutto per investire tutte le forze, mentali e psicologiche, in questo progetto famigliare. Detto questo per fortuna il libro è’ stato letto, in altre sedi abbiamo avuto anche 50 persone ad ascoltarci e il messaggio principale era quanto l’amicizia tra donne possa costituire una marcia in più per vivere meglio e come tutto possa diventare un’opportunità anche espatriare in posti a cui non avresti pensato mai. Comunque all’estero veniamo tutti, Almeno qui, chiamati expat , non esistono altri equivalenti per definire chi non è nato nei paesi del golfo ma vive qui perché ha un lavoro. Non ci sono altre motivazioni alla base, almeno per me. Poi l’editore sostiene che l’expat è’ diverso dall’emigrante perché si muove da solo, spinto da varie motivazioni , e’ super qualificato e spesso non taglia i ponti con la nazione di origine . Per lui expat e’ anche gente come Giulia qui sotto . Insomma credo che la definizione complice anche la lingua straniera debba essere più ampia di quella qui descritta.

  9. Giulietta ha detto:

    Stavo giusto cercando sul web le varie connessioni con la parola expat, a me molto antipatica.
    non sapevo del reale significato di essa e grazie a te mi è più chiaro ma forse anche più antipatico come termine perché appunto usato a sproposito.
    Io mi definisco immigrata e credo che la maggior parte delle persone che conosco che vivono all’estero lo siano. Però immigrato non suona bene, sa di valigie di cartone o di barconi affondati. È più chic dire expat.
    io continuo a dire che sono immigrata. Un’immigrata più fortunata di altri

  10. Io mi definisco expat wife, xche di basevado al seguito del tizio che ho sposato,ma di mio non sono un cervello in fuga, ne una emigrata xche non sono stanziale, ne una mobile professional ancue se aspiravo a diventarlo non avessi scelto una vita diversa x mio marito. Il tuo post e molto corretto ma vorrei aggiungere che in realta i supercontrattoni ultrabenefittosi sono stati parecchio tagliati dalle aziende negli ultimi anni xcui ormai sono molti pochi quelli che lavorando in un posto diverso hanno tutto pagato extra, quasi sempre hanno contratto locale magari con salario molto alto che ovviamente e vantaggioso rispetto a dove stavi prima e copre moltissimw spese, o il benefit della sanita, ma solo chi e temporary ormai ha casa scuola dell obbligo sanita auto pagate. Noi siamo ora per la prima volta in questa posizione, tra circa un anno sapremo se restiano qui o ci mandano altrove e se restimoqua diventeremo locals in termini contrattuali xche si considera che il costo umano e economico di trasferirsi qui e stato riassorbito, se saremo mandati altrove invece si ricomincia di nuovo. In generale non trovo nativo ne snob ik termine expat, anzi, mentre trovo davvero una palla quele che io chiamo le benefit bitches ovvero le expat wive s con tutti i benefit elencati che se la tirano che i figli vanno alla superscuola o che abitano nel villone quando ib realta queste cose non escono per un centesimo dalle loro tasche. Della serie, sii grata dei benefit che hai e non ostentare, domani magari arriva un cv migliore e tutto finisce

    • negativo, non nativo (maledetto touchscreen)

    • Ciao Valentina, grazie per aver arricchito il post con una precisazione molto accurata: il contratto expat é temporaneo di solito, diciamolo pure, il tempo di un cosiddetto “assignment” per mantenere il lessico specifico 😉

  11. Mimma Kuwait ha detto:

    Mio marito è’ stato assunto qui, ma ha il contratto da expat . Perché per loro se non sei kuwatiano sei expat e hai un contratto diverso dai locali. Che è più vantaggioso di quello che farebbe un azienda straniera ma meno di quello di un vero locale . Ora hanno pure fatto una policy che prevede che d’ora in poi per expat no promozioni, no aumento e tra un po no expat . Tutto ciò per dirti che ormai expat indica lo straniero che lavora e non può più essere identificato nell’emigrante che magari scappa per davvero da situazioni politica e sociali diverse. Che taglia i ponti con la sua terra di origine . Credo che proprio il termine expat fotografa qs nuovo mondo . Poi se dovessi dirti la mia , chi come me in posti come qs sara expat per forza. Qui è’ impossibile integrarsi , comprare una casa ne tanto meno prendere cittadinanza dopo un po’. Qui se una locale sposa un expat i suoi figli non avranno diritto al passaporto kuwaita no e ai vari benefit. Insomma i tempi sono cambiati e per me expat significa più di quello che dici tu …

    • Ciao Mimma Kuwait, benvenuta su La deriva dei continenti! Qual é il titolo del libro a cui ti riferisci? Non lo conosco e mi avete molto incuriosito 🙂 Riguardo al tuo intervento, capisco che nella realtá del Golfo Persico ogni straniero é praticamente assunto con benefit tipici da contratto expat, ma il mio discorso era su scala globale. Ci sono moltissimi posti dove te la giochi, la mia famiglia in Olanda ha un contratto da local, ma se andassimo nella sede norvegese ci darebbero le condizioni expat per esempio… Dipende dalle policy delle aziende, per questo non mi trovi d’accordo nel definire expat ogni straniero qualificato.

  12. ciao!
    come quasi tutte le persone che hanno commentato prima di me, anche io ho sempre fatto poca attenzione alla distinzione tra i due termini.
    noi siamo un half and half a questo punto: mio marito è temporaneo qui a houston, mandato dalla sua azienda italiana. guadagna di piú rispetto all’italia (e ci vuole poco, mi sento di aggiungere io), abbiamo l’assicurazione medica pagata in full per tutta la famiglia, paga solo una parte delle tasse “in quanto expat” ma casa e scuola ce le paghiamo noi. il benefit legato a qs spese che sosteniamo noi è dato dal fatto che lui le puó portare in detrazione in dichiarazione dei redditi…
    detto ció, come ha scritto Valentina, anche io mi definisco moglie expat perchè in fondo qui ci sono finita solo ed esclusivamente per seguire lui. qui faccio la mamma: avrei potuto lavorare perchè il nostro visto me lo permette ma una cicogna si è messa di mezzo e non avendo aiuti di alcun tipo, ho preferito stare a casa con la bimba2.
    mi sento privilegiata anche se mi dispiace non aver sperimentato il lato business in questo paese. ma sono scelte, alcune volte obbligate 😊

    • Ciao Costanza! Beh expat wife mi sembra una definizione azzeccatissima nel tuo caso. 🙂

  13. sí lo sono, ma non ha necessariamente un’accezione negativa per come la vedo io…

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