Liberismo o welfare per uscire dalla crisi?

Liberismo o welfare? Qual è il modello vincente per uscire dalla crisi? Non so se vi siete accorti, in seguito a un articolo dell’Economist si è scatenato un dibattito in tutta Europa. Colpisce che sia proprio l’Economist, tempio cartaceo del liberismo anglosassone, a riconoscere gli onori del welfare scandinavo. L’articolo è stato ripreso in Italia da Internazionale.

In copertina: “Tagli alla spesa e welfare generoso. Economia dinamica e uguaglianza sociale. I paesi nordeuropei sono un modello per tutto il mondo. L’inchiesta dell’Economist.”

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Uguaglianza sociale… ecco, parliamone. L’Olanda è un paese molto egualitario, solo vivendo qui mi sono davvero resa conto di quali sono le dinamiche di una società che aspira all’uguaglianza sociale e credo che l’Italia non sia pronta, non fa proprio parte della nostra cultura. Non si tratta solo di redistribuire in modo più equo la pressione fiscale, quella è giusto la punta dell’iceberg.

Andiamo sul concreto:

Quando a Bologna, sotto al pavaglione, passo davanti alla vetrina di Sergio Rossi, io sbavo: quelle scarpe sono opere d’arte. Io proprio mi incanto e penso che se vincessi al lotto uno sfizio me lo toglierei, mi comprerei un paio di scarpe da 600 euro, che in fondo sono risultato di puro genio creativo, di artigianato italiano e le materie di qualità ecc…insomma la qualità si paga, no?!
Credo che questo sia il sentimento della donna media italiana di fronte agli oggetti di lusso. Sbaglio? Ditemelo voi.

Cosa pensa invece un’olandese che passa davanti alla vetrina di Sergio Rossi? Pensa che è una vergogna che esistano scarpe così costose, la cui funzione è evidentemente quella di essere uno status symbol. Disdicevole: non si rimarcano i diversi poteri d’acqusito! Una scarpa può essere carina ed ergonomica senza costare 600 euro. Poi, certo, ci sarà l’olandese che a vederti un paio di Sergio Rossi ai piedi si rode di invidia. Però si rode appunto. Si sente intimamente in colpa per desiderarle e invidiarle.

Ecco finché puntiamo sull’industria dell’alta moda, finché siamo orgogliosi di produrre Lamborghini, Ferrari e Maserati, abbiamo ben poco da parlare di eguaglianza sociale. Ci costruiamo noi stessi un mondo che presuppone un’elite. La Svezia, intanto, produce con orgoglio Ikea; la Finlandia Nokia. La vedete la sottile linea che unisce come puntini cultura, politica, economia?

Io osservo con curiosità il dibattito politico del momento, dove l’ugualianza sociale è una questione posta in modo forte dal Movimento 5 Stelle. Quando il Movimento 5 Stelle propone di lavorare meno per lavorare tutti, propone quello che si fa al nord. Persino quando parla di rinunciare all’euro sta guardando ai paesi che sono rimasti attaccati alle loro corone. Queste proposte vengono messe alla berlina come pura pazzia, robe da “isola che non c’è”, invece è una (pen)isola che c’è, è la Scandinavia! Non significa che l’agenda politica scandinava funzioni nel contesto italiano tout court, però forse a certe proposte andrebbe riconsciuta la dignità di programma politico. Mi chiedo se c’entri qualcosa questo gap culturale, quello che ci rende distanti anni luce da una società di impronta egualitaria.Voi che dite?  Sarà che siamo così distanti dall’uguaglianza sociale che se ce la raccontano ci pare una fantasticheria?

Ho appena finito di pagare le tasse in Olanda, io sono tassata meno di quanto lo sarei in Italia: ho un reddito medio. Mio marito, invece,  ha rilevato che in proporzione a lui converebbe un leggero part-time: guadagnerebbe un po’ meno, ma sarebbe tassato molto meno. Il lusso qua è lavorare meno e avere una migliore qualità di vita, in Italia il lusso è aumentare il proprio potere d’acquisto.  È così che funziona in Olanda, le tasse fanno in modo che tu non riesca a diventare ricco, allora se devi lavorare come un mulo per dare tutto allo Stato, tanto vale lavorare un po’ meno. In Italia un alto tenore di vita è sinonimo di alta qualità di vita: di fatto se lavori come un pazzo, a qualsiasi ora o nel week-end, e poi ti puoi permettere oggetti di lusso e vacanze in barca vedi bene che le due cose non coincidono.

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10 commenti
  1. Cristina ha detto:

    Analisi perfetta

  2. Pantarei ha detto:

    Da domani mi metto part time

  3. Luciano ha detto:

    L’analisi è giusta e puntuale se riferita alla nostra società e al mondo politico, ma se Sergio Rossi, le Ferrari o le Maserati fossero la continuazione del nostro Rinascimento col suo culto del bello, della ricerca, dell’innovazione, della cultura?
    Qualche volta ho diffuso i tuoi articoli su supporto cartaceo, tanto mi sono piaciuti. In particolare quello relativo al tempo e al bimbo che seguivi. L’ho portato in un gruppo di persone della mia città che seguo secondo il metodo dell’Azione Cattolica ed è stato di grande profitto per tutti. Grazie.

    • Caro Luciano, probabilmente lo sono! 🙂 Peccato che il nostro Rinascimento non fosse esattamente un modello di società egualitaria. A volte certi valori sono in antitesi, si tratta di scegliere: per ora direi proprio che scegliamo il culto del bello (un po’ meno la ricerca e la cultura) a discapito di un afflato egualitario.
      Mi fa piacere essere stata di ispirazione per il vostro gruppo, grazie mille.

  4. Analisi come al solito molto interessante. Ma non posso proprio condividere il riferimento al M5S, soprattutto non da te.
    Dicono tante e tali sciocchezze dal punto di vista tecnico e sono così pieni di contraddizioni, che credevo fosse impossibile per te non notare la cosa.
    Un “partito” che in realtà è un franchise di proprietà di un miliardario, il quale teleguida in maniera ferrea tutti i militanti, li espelle a suo piacimento, impone loro delle regole indiscutibili decise da lui e dal suo rasputin, utilizza le offese e le insinuazioni come linguaggio politico, dice una valanga di sciochezze sul piano tecnico-scientifico-logico, ecc., non vedo come potrebbe inquadrarsi nei valori e nel modo di pensare di popoli del nord.

  5. Ciao Nicola,non ho mica detto che non hanno contraddizioni, debolezze tecniche o che sono un esempio di democrazia 🙂 Dico che scremando tutto ciò con molto sangue freddo resta un programma di ispirazione scandinava, inattuabile se vuoi così come è declinato, ma comunque riconducibile a quel modello, su loro stessa indicazione.

  6. Posto che le contraddizioni che segnalavo secondo me sono così enormi che sarebbero inaccettabili per la morale luterana / calvinista di un europeo del nord, ma poi scremando tutte le sciocchezze non rimarrebbe niente soprattutto nel programma. Sembra scritto da un liceale pluriripetente.
    Mi riferisco a ‘sta roba qua:
    http://movimentocinquestelle.it/programma/
    Che poi loro pensino di essere dei novelli scandinavi, che dire… credono alle scie chimiche e ai complotti pluto-giudaico-massonici… 🙂

  7. Hagane ha detto:

    Ottima analisi!
    Io sarei per l’uguaglianza sociale, ma chissà se è attuabile in Italia… in ogni caso, ammetto che il liberismo ha il suo fascino. 😉
    Un bacione, Buona Pasqua!

  8. come sempre molto interessante. finisco di leggere e mi sembra di non avere le idee molto chiare su niente! 😀 qui anche se il tuo reddito supera una certa soglia, neanche tanto alta (35k all’anno mi pare) ti raddoppiano le tasse. si lavora molto comunque, non siamo ancora all’apertura scandinava.

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