Il fiocco, la cicogna e i consumi di genere. Ovvero perché mangi quel gusto di marmellata.

È tanto che ne volevo parlare e l’ultimo post di Soft Revolution mi ha riportato sul tema.

Mentre da noi alla nascita di una creatura si attacca un fiocco rosa o azzurro, in Olanda c’è la variante della cicogna: si appende una cicogna, bianca e nera, che reca la scritta “È nat* Annieke” o “È nat* Jan”, insomma il nome del pargolo. L’asterisco lo metto perché il participio olandese non porta il genere.
Qual è la differenza? Il fiocco annuncia la nascita con un “È maschio” o “È femmina”: il genere prima dell’individualità. La cicogna la annuncia con un “Ecco a voi Annieke” o “Ecco a voi Jan!”.

Ogni volta che vedo un fiocco provo un pizzico di pena per quella creatura: quel colore è un’etichetta che porta una mole onerosa, se non schiacciante, di aspettative. E se quel bimbo, che viene presentato al mondo con l’azzurro, poi scoprisse con la pubertà di essere gay? O se fin dall’infanzia fosse attratto dalle bambole più che dalle macchinine? Dovrà remare contro quell’azzurro con cui è stato etichettato fin dalla nascita.

Non che per gli etero sia meglio, anzi gli etero di solito non sono portati dalla vita a ragionarci su. Gli effetti sono vari, tra cui quello di mangiare solo ciò che opportuno per il proprio genere. La questione dei consumi di genere è notissima, stranota, in sociologia. Per i non addetti ai lavori in pratica il punto è questo: le statistiche hanno provato e comprovato che selezioniamo i prodotti in base al nostro genere. È il motivo per cui ci troviamo con la Coca-Cola light e la Coca-Cola 0. Dentro alle lattine c’è la stessa cosa, ma dopo aver lanciato la Coca light con questo celebre spot, quale maschio etero si azzarderebbe a ordinare in pubblico una Coca light? Hanno dovuto fare una lattina e un product marketing diverso.

Anni fa, quando facevo digital PR per una nota marca di marmellate mi trovai su una community di appassionati. Dalle conversazioni on line emergeva chiarissimo un dato: i gusti preferiti degli uomini erano la marmellata ai mirtilli o alle prugne, le donne preferivano fragola e albicocca. Ovvero gli uomini preferivano i gusti di colore blu e sapore aspro, qualità virili. Le donne preferivano i gusti dai colori sgargianti e dal sapore dolce, che inconsciantemente percepivano come femminili.

Se io avessi un figlio, vorrei fargli assaggiare tutti i gusti di marmellata, vorrei che senza condizionamenti fosse libero di esplorare tutti i sapori fino a scoprire la marmellata che gli piace di più. Se anche voi la pensate così, vi consiglio di non coprirlo di azzurro o rosa fin dalla nascita.

E voi quale gusto di marmellata preferite? Io arance rosse di Sicilia! Rosso e un po’ amaro… 😉

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23 commenti
  1. Chiara ha detto:

    Io ho deciso che il fiocco che appenderò per la nascita di un’eventuale creatura sarà giallo o verde. Il mio ragazzo, peraltro, si è detto entusiasta dell’idea.
    Ah: marmellata d’arance o di limoni. =)

    • Ciao Chiara! Verde o giallo mi sembra un’idea molto carina! In quanto a marmellata…ottimi gusti! 😉

  2. Pantarei ha detto:

    Marmellata all’albicocca e ai frutti di bosco!

    • Bravo Pantarei! eh ma lo so che sei avanti e soprattutto che quando si tratta di cibo non c’è etichetta di genere che tenga 😉

  3. natrima ha detto:

    Certo, i colori hanno anche delle funzioni sociali ma é paradossale la nostra creazione di “ghetti cromatici” come per il blu e il rosa dei maschietti e delle femminucce.. L’idea del giallo e verde mi piace moltissimo!! Spero però che non prenda piede altrimenti siamo punto e a capo! Eheheheh ;D

    • Eheh vero! Male che vada la cicogna che annuncia il nome é sempre un’opzione valida 🙂

  4. Oddio! Mi hai fatto venire complessi in fatto di gusti di marmellate: preferisco cento volte i mirtilli e le prugne a quella di fragole! 😉

    Cmq sulla questione dei rapporti di genere ce ne sarebbero da dire… pensa che io mi sono rifiutata di tornare a yoga dopo aver sentito dire dall’insegnante che “le donne devono essere portate dagli uomini perché è così che è giusto”. Bah!

  5. Elisa ha detto:

    Forse bisognerebbe introdurre la cicogna spiaccicata anche in Italia….:-) che a me, tra l’altro, fa’ abbastanza sorridere!
    Anche io preferisco le marmellate scure e aspre…….forse ora mi inizieranno i complessi perche’ non sono abbastanza femminile? beh…..ci sarebbero anche altri indizi 😉

  6. Eh ma non è un caso Elisa 😉 Se fossi una di quelle fragolose forse non saresti una follower di questo blog… 🙂

  7. Paolo1984 ha detto:

    io non mangio marmellate
    comunque credo che una donna possa amare il rosa e le marmellate di fragole ed essere comunque “libera” quanto una donna che ama le marmellate di mirtilli…lo stesso dicasi per gli uomini

    • Certo Paolo! 🙂 I consumi di genere non funzionano mica come un’equazione. A Elisa infatti ho scritto “fragolosa”… 😉

    • Paolo1984 ha detto:

      comunque mi devo correggere..mangiò dei dolcetti ripieni di confettura di albicocche..ma non mi sono mai interessato al loro “genere”

  8. Paolo1984 ha detto:

    a mio modesto avviso lo spot della Coca Cola light era geniale

    • Questo è sicuro! 🙂 è uno spot che è entrato nella storia della pubblcità. 8)

  9. come sempre molto interessante. anche io voglio essere una mamma aperta. qui siamo messi meglio che in italia ma gli schieramenti di genere ci sono sempre. colin dice lamponi. oh no, rosa!

  10. Emme ha detto:

    ma scusa in un post di questo tipo sul genere cosa c’entra la tua domanda retorica:-E se quel bimbo, che viene presentato al mondo con l’azzurro, poi scoprisse con la pubertà di essere gay?- anche tu cadi nel cliché di pensare che se si scopre gay allora si riconoscerà più probabilmente nel colore rosa? spero di no, ma suona un po’ brutto leggerlo, stona con il tuo ragionamento, anzi lo appiattisce parecchio. Essere gay o lesbica non vuol dire necessariamente remare contro il proprio genere di appartenenza.

    • Ciao Emme, piano piano 🙂 non mettetemi in bocca parole non mie. Non mi ha mai sfiorato l’idea che una persona si debba riconoscere in un colore. Tanto meno che gay significhi rinnegare il proprio genere! Se la metti dalla prospettiva individuale, appare chiaro subito che ogni genere comprende una ricchezza di sfumature identitarie vastissima. Il filo del ragionamento era diverso: se presento mio figlio al mondo con un “Ecco a voi Matteo”, metto l’accento sulla sua individualità, sarà lui a costruirsela e a farcela conoscere. Se invece io annuncio mio figlio con un “è maschio!” metto l’accento sul suo genere e sulle connotazioni che quel genere ha per la società, evoco aspettative sociali su mio figlio. Contro tali aspettative dovrà remare contro, non contro al proprio genere!

  11. Mah, qui ad Amsterdam vanno di moda i mega-adesivi azzurri o rosa, con la cicogna e i palloncini e la scritte: Evviva, una figlia, oppure: evviva, un figlio. Le uniche cicogne che vedi sono quelle che affitti e consistono in due pupazzi, uno più grosso con il sedere della cicogna, lo attacchi fuori dalla finestra, l’ altro con il becco, lo attacchi dentro in corrispondenza e sul vetro l’ adesivo con le crepe finte. Che a mio figlio l’ ho dovuta spiegare perché lui quando ha visto le crepe si è impressionato che la cicogna si fosse fatta male.
    Però mi piace pure il tuo ragionamento, solo che io queste conseguenze le vedo in altre cose. Magari ci faccio un post.

    • Vero! anche a me fanno impressione le cicogne mezze dentro mezze fuori. Qua nel profondo nord si vedono spesso i cartelli fatti a forma di cicogna o le lavagnette con la cicogna e di solito ci scrivono solo il nome. Se prosegui con il ragionamento facci sapere 😉

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