Inciucio, compromesso o il modello polder.

“Questo governo è frutto di un inciucio” accusano gli uni. “Trattasi di compromesso“ replicano gli altri. Ma qual è la differenza? Mi sono chiesta con genuina curiosità per il significato di queste due parole.
Apro il dizionario:
Inciucio: nel gergo politico, pasticcio, imbroglio.
Compromesso: s.m.
• 1 Cedimento morale in vista di un vantaggio pratico: non scendere ad alcun c.
• 2 dir. Contratto preliminare, spec. di compravendita immobiliare: firmare un c.
• 3 estens. Accordo in cui ciascuna delle parti rinuncia a qlco.: arrivare a un c.
• 4 fig. Fusione di cose diverse: c. di realismo e fantasia

A sentire il dibattito politico, pare che il compromesso sia virtuoso, etico e responsabile, però il dizionario ci ricorda che il termine ha di base un’accezione negativa. Forse anche “compromesso” non è la parola migliore per designare una buona pratica di mediazione politica.

Si parla anche di governo di larghe intese che suona un po’ come di “ampie vedute”. Ahinoi “intese” qui non signifca che se ne intendono, ma che se la intendono. Anche qui l’accezione positiva non la vedo.

In tutto questo ragionare, ho pensato al famoso poldermodel, orgoglio nazionale dei Paesi Bassi.
Cos’è il modello polder? È una pratica tutta olandese, avviata già nel dopoguerra. È una pratica con cui si promuove l’accordo sociale tra le classi mediante organi di consultazione in cui siedono le 3 parti coinvolte. Immagina che per fare la riforma della legge sul lavoro si crei un organo di consultazione in cui siedono il rappresentante del governo, il rappresentante di Confindustria e il rappresentante del sindacato. Lo so è difficile da immaginare, ti stai già chiedendo “oh be’ bellina, e di quale sindacato?!”. Fa’ uno sforzo di immaginazione e figurati queste tre parti che si siedono al tavolo con spirito collaborativo e l’intenzione di raggiungere la soluzione migliore per la società tutta, il bene comune. Questo è il modello polder. Negli anni pare che qua abbia funzionato, anche se ne è stato tratto il verbo “polderen”( “polderare” diremmo noi) che significa dilungarsi nel prendere le decisioni.
Il bello è che il poldermodel è una forma mentis, qua i processi decisionali avvengono così a tutti i livelli, in azienda come in condominio. Lo so, stai facendo ancora più fatica per concepire un meeting in cui i capi ascoltano con attenzione la bassa manovalanza o una riunione di condominio che non finisce da un avvocato civilista. Ah, sui rapporti di vicinato faccio poi il prossimo post. 😛

polder

Ma cosa significa “polder”?! Che da lì era partita la nostra riflessione!
Polder è un tratto di mare asciugato artificialmente attraverso dighe e sistemi di drenaggio dell’acqua. Parti dell’Olanda sono polder. Fin dal medioevo la realizzazione e il mantenimento di un polder richiedeva una forte cooperazione e una responsabilità condivisa: se un singolo contadino non avesse tenuto a dovere l’argine del canale che passava sul suo terreno, l’allagamento avrebbe innondato anche il terreno degli altri contadini. Qua non stiamo parlando del Po che si ingrossa, stiamo parlando di terreni sotto al livello del mare. Se la diga rompe, va sotto tutto. La convivenza sui polder pare abbia plasmato il senso civico di questo popolo improntandolo alla responsabilità del singolo di fronte alla comunità e allo spirito di sacrificio per il ben comune.

Non so…dite che qualcosa del genere ce l’abbiamo almeno nelle comunità montane? 🙄

Foto: Martina Nolte / Licenza: Creative Commons CC-by-sa-3.0 it

Annunci
6 commenti
  1. Marco ha detto:

    L’impressione è che in Italia tutto ciò che era bene comune sia stato dimenticato, in favore di una visione sempre più piccola. Quando a Canove parlo con qualche abitante dei più chiusi, l’impressione è che ci sia una struttura a cipolla nella sua mentalità: tutto cio chè è al di fuori dell’Italia è un concetto astratto, tutto ciò che è al di fuori dell’Altipiano è negativo, tutto ciò che è al di fuori del paese entro i confini dell’Altipiano è peggio di quello che è all’interno del paese e così via arrivando alla persona, passando per i vicini di casa i famigliari ecc ecc. in sintesi: campanilismo estremo.
    Ci siamo ridotti anche noi a vivere in nuclei sempre più piccoli con una finestra sul mondo straordinaria ma con uno scarsissimo controllo sui vicini, con sconfinate capacità di confronto sul mondo e limitatissime con chi ci è più prossimo.
    La costruzione sociale non esiste più, esiste una costruzione personale… a volte mi viene da pensare che lo stato, i politici, ci siano nemici e ci vogliano divisi per esercitare su di noi un maggior controllo… ma la mia è una visione Orwelliana e zoppa, ormai non me ne posso più staccare.

    • Mannaggia Marco…neanche nelle comunità montane allora! 😦 In effetti in Olanda la differenza la vedi anche a livello micro: i rapporti tra vicini di casa sono tutta un’altra cosa. Su questo ci torno a breve… 😉

  2. Pantarei ha detto:

    Altro che modello del polder, noi siamo rimasti al ‘mors tua vita mea’
    Guarda che pasticcio stanno facendo con la storia dell’IMU per esempio…nno aggiungo altro.

    • eh sí Pantarei “mors tua vita mea” e “panem et circenses” aggiungerei io 😕

  3. gianni ha detto:

    ormai è rimasto solo il circo, il pane è andato…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: