L’Assessore che finì sotto scorta per le piste ciclabili

Semafori con i sensori per la pioggia per dare priorità alle bici nei giorni piovosi: fantascienza? No, li abbiamo a Groningen, presto avremo anche il riscaldamento sulle piste ciclabili per evitare scivoloni sull’asfalto gelato. Incomincia così l’articolo di the Guardian che ripercorre la storia di come questa città negli anni ’70 si inventò un modello di traffico incentrato sulla bicicletta. Fu difficilissimo introdurre il cambiamento, la contestazione era forte. Sembra la storia che sta vivendo Bologna oggi, solo che Groningen l’ha vissuta negli anni ’70. Ecco quando dico che questo paese è 50 anni avanti…

L’Olanda non è sempre stata il paese delle biciclette. Negli anni ’60 ci fu il boom delle auto e il flusso di traffico intasava i centri storici. L’approccio più diffuso fu quello di demolire edifici antichi per costruire ampie strade ad alto scorrimento e agevolare le auto. A Groningen fu decisiva la presenza di un giovane consigliere comunale di sinistra. Max van den Berg aveva 24 anni quando portò in Giunta la sua idea rivoluzionaria: un centro storico riqualificato a misura di pedoni, innervato da piste ciclabili e trasporti pubblici. L’opposizione fu strenua, in particolare da parte dei negozianti e degli imprenditori che temevano il crollo delle vendite. Van den Berg trovò resistenza anche all’interno del suo partito, tanto che buona parte della Giunta si dimise affermando che era impossibile lavorare con lui. Il consigliere perseverò, convinto che la battaglia fosse in fondo uno scontro generazionale. Quei seggi vennero presi da politici giovani e di sinistra che seguirono la visione di van den Berg, divenuto poi Assessore. Il politico racconta che il suo progetto scatenò un putiferio in città, con proteste di piazza. Ricevette addirittura delle minacce e fu messo sotto scorta. Nonostante van der Berg sia tuttora un politico di alto livello, l’unica volta in cui ha ricevuto minacce è stato a causa delle bicilette! Una volta finalizzato il progetto, il cambio fu repentino: tutti i segnali stradali vennero cambiati nell’arco di una notte e la mattina dopo il centro era chiuso ai motori. Delle hostess con fiori e brochure vennero messe sulle principali vie di accesso al centro per accogliere gli autisti confusi e reindirizzarli. In breve la città rinacque, piantarono alberi nel centro, realizzarono una rete capillare di piste ciclabili e restituirono alla piazza la sua antica funzione di mercato, dopo anni in cui era stata adibita a parcheggio. La rete di piste ciclabili è tuttora in costante ampliamento e connette al centro anche i paesi limitrofi, consentendo spostamenti su grandi distanze.

Oggi la biciletta è il principale mezzo di trasporto, il che è possibile non solo grazie all’impegno costante delle autorità cittadine, ma anche perché Groningen ha un centro storico compatto e perché è una città giovane: il 18% dei residenti sono studenti, Groningen infatti ha una rinomata Universitá. A distanza di ’50 anni vi posso dire che Van den Berg ci aveva visto giusto: Groningen è una città in espansione, attira cittadini da fuori e allo stesso tempo il traffico su bici continua ad aumentare a discapito di quello motorizzato. Groningen è tra le cittá olandesi quella con l’aria piú pulita. Ci tengo a precisare che io la bici non la uso quasi mai, io sono più pedone, ma questa viabilità me la godo. Come fanno gli anziani? Sulle piste ciclabili ci si puó andare anche in scooter senza casco con il limite dei 30 km/h e ci possono andare anche gli scooter per anziani, qui molto molto diffusi.

A Bologna, la mia città, si sta ripetendo la storia. Bologna ha un centro storico compatto e un’alta percentuale di studenti che abitano soprattutto in centro o nei quartieri limitrofi. Ora una Giunta giovane e di sinistra sta cercando di creare una viabilità pari a quella delle città nordeuropee e trova resistenza, soprattutto da parte dei commercianti. Io ho vissuto in altre città dal centro storico pedonalizzato: Santiago de Compostela e Strasburgo, entrambe vibranti di vita e commercio. Se potessi dare un consiglio ai miei ex concittadini e agli amministratori, sarebbe quello di procedere in questo percorso in maniera risoluta, perché è proprio nelle fasi iniziali che si crea del disagio. Se si rimpiange l’auto è proprio quando le piste ciclabili non sono ancora fuse in un’unica rete, quando non sono ancora implementate tutte le linee dei trasporti pubblici. Bisogna stingere un po’ i denti all’inizio per godersi poi una città rinata.

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2 commenti
  1. Stefano ha detto:

    Interessantissimo articolo. Sarebbe veramente bello se le città italiane preservassero i tesori del proprio centro storico, optando per i mezzi pubblici e altri mezzi di locomozione non a motore. Ci riusciremo mai?

    • Grazie Stefano! Chissá…vediamo che risultati ottengono a Bologna…

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