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Elezioni all’estero

Gli italiani all’estero votano per posta e il plico elettorale deve arrivare ai consolati entro le ore 16:00 del 1 dicembre. Questo significa che abbiamo già imbucato il nostro voto e che i consolati stanno già contando il numero di buste da inoltrare a Roma. Intanto nelle community online è già partita la conta informale dei voti: qualcuno posta “cosa avete votato?” e la rete risponde.

Quanti italiani all’estero hanno votato e come hanno votato?

Gli elettori iscritti all’AIRE (anagrafe italiani residenti all’estero) sono circa 4 milioni, in questo caso sia Renzi che il comitato per il NO stimano che i votanti saranno circa 1,4 milioni e rappresenteranno il 5% dei voti complessivi: una percentuale in grado di fare la differenza e per questo entrambi gli schieramenti fremono di fronte al voto estero. La stampa dà la maggioranza degli oriundi per il Sì.

Per la rivista Internazionale, “Secondo gli ultimi sondaggi, la maggioranza degli italiani all’estero è schierata con il sì. Secondo alcune analisi preelettorali, i giovani sono favorevoli al no, mentre la fascia di mezza età è più orientata verso il sì. La situazione è incerta in Europa, mentre in America Latina e negli Stati Uniti la maggioranza degli elettori è per il sì.

Per RepubblicaLa sensazione che si raccoglie dai responsabili estero dei due schieramenti è che a favore del No siano principalmente i cervelli in fuga, arrabbiati con un Paese che li ha costretti ad emigrare. Per il Sì, invece, la fascia di mezza età. (…) In Sud e Nord America – granai tradizionalmente governativi come Argentina e Brasile – i sostenitori del Sì prevedono un trionfo, puntano al 75%. In Europa la partita è più incerta.

Su questi prospetti io ho qualche dubbio. Tanto per cominciare ci andrei piano a definire il Sud America un granaio governativo e il Sud America è una circoscrizione chiave perchè tradizionalmente ha un’alta affluenza  e vota in modo compatto. Nelle politiche del 2013 l’affluenza fu maggiore in Sud America che in Europa e in Sud America i voti andarono in massa a un unico partito: il MOV.ASSOCIATIVO ITALIANI ALL’ESTERO.  Il MAIE è per il NO, il MAIE appoggiava Monti ed è all’opposizione del governo Renzi.

Per il NO sono anche altre associazioni di italiani all’estero che si sono concentrate sulla perdita di rappresentanza: poichè la circoscrizione Estero non è un territorio, nel nuovo Senato non ci saranno rappresentanti  degli italiani all’estero, il cui voto inoltre non verrà conteggiato nel premio di maggioranza. Gli italiani all’estero verranno anche esclusi da un eventuale ballottaggio. Il volantino che invita gli italiani all’estero a votare NO per queste ragioni è diventato virale.

Anche la lettera di Renzi ha avuto un effetto boomerang per il tipico meccanismo perverso per cui se una bufala diventa virale fa danni enormi. In estrema sintesi, Renzi a nome del PD ha inviato una lettera che promuoveva le ragione del Sì. Il Comitato del NO non ha inviato nulla. In rete si è diffusa l’idea che Renzi abbia abusato della sua posizione ottenendo gli indirizzi degli italiani all’estero e negando questi dati alla controparte. In realtà ogni parte politica ha diritto a chiedere gli indirizzi per la propaganda elettorale e il Comitato del NO semplicemente non ha inviato la lettera cartacea per motivi economici. Nelle community online si è scatenato il putiferio quando l’unico motivo per indignarsi è che la lettera riportava il sito web di Basta un sì con un errore di ortografia 🙂 A volte basta una n.

bastausiPer quanto riguarda i cervelli in fuga, nella mia rete di conoscenze ho registrato un Sì schiacciante, mentre in una community online di mamme all’estero prevaleva il NO. Dati che non hanno un valore statistico, ovvio, ma tant’è.

Sì o NO: un voto su Renzi o sulla riforma?

Un altro aspetto interessante è che nelle community digitali degli italiani all’estero la discussione verte sulla riforma più di quanto non accada in patria, in altre parole il voto è sulla riforma non su Renzi. Gli emigrati sono  meno sensibili al peso politico di questo voto, del resto il governo Renzi ha un impatto minore sulle loro vite, che sono regolamentate da leggi emanate da altri governi. A tale proposito non vedo la logica per la quale i cervelli in fuga voterebbero NO in quanto arrabbiati con un Paese che li ha portati ad andarsene. Io rilevo un sentiment opposto: molti dei cervelli in fuga vorrebbero poter tornare in Italia e per farlo hanno bisogno che l’Italia cambi e in fretta: non possono aspettare un’altra riforma o torneranno per la loro pensione, per questo sono più disposti a dare una chance a questa anche se non la trovano idilliaca.

In tutti i modi lo spoglio delle schede estere avviene in contemporanea con quello nazionale, per sapere come hanno davvero votato gli italiani all’estero bisognerà aspettare di vedere i dati. Intanto il comitato del NO ha annunciato che presenterà un ricorso in caso di vittoria del sì con voto decisivo della circoscrizione estero.

 

 

 

Per votare dall’estero devi:

Noi a Groningen siamo fighi 😉 e abbiamo pure un seggio dove puoi votare di persona. La lista dei seggi all’estero dove votare di persona la trovate a questo link: http://www.partitodemocratico.it/doc/263007/primarie-2013-lista-seggi-elettorali.htm

PD

Ringrazio:

L’8 dicembre ci saranno le primarie del PD. Per la commissione che organizza il voto all’estero, questa volta non ci sono i soldi per organizzare il voto online, come nelle primarie precedenti.

Un sostenitore di Civati ha segnalato il problema e Civati ha creato una petizione su change.org. La petizione si firma in 10 secondi a questo link.

Non importa se sostieni Civati, se voti Pd o se vivi in Italia e il voto on line a te non serve, non è quello il punto. Il punto è che devono esserci gli strumenti affinché gli italiani all’estero possano partecipare alla vita democratica del nostro paese.

Ricordo che gli italiani residenti all’estero con diritto di voto sono circa 3 millioni e mezzo, cioè oltre il 5% degli aventi diritto al voto, e che mandano in Parlamento 12 deputati e 6 senatori. Sono rilevanti dal punto di vista quantitativo, ma non solo.

Gli italiani all’estero leggono l’Italia attraverso i media stranieri, vivono in altri sistemi politici e sociali e non da ultimo sono lontani dai clientelismi che proliferano su suolo patrio. Il loro contributo alla vita democratica può essere molto costruttivo. Gli italiani all’estero guardano l’Italia da un’altra prospettiva e infatti il loro voto riserva spesso delle sorpese, come  nelle ultime elezioni. Se non hai presente gli ultimi risultati elettorali della circoscrizione estero, leggi “Le tante facce del voto degli italiani all’estero”.

Io ho firmato la petizione, tu che fai?

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Il voto degli italiani all’estero è da sempre rivestito di mistero ed esoticitá per poi – durante la notte degli exit polls – essere invocato come la cavalleria che può cambiar le sorti della battaglia all’ultimo minuto. I voti infatti sono scrutinati con un leggero ritardo rispetto ai seggi e determinano pur sempre 12 deputati e 6 senatori.

L’esoticità gliela concedo: siamo lontani. Il mistero no, quello è frutto di mancata informazione. Incominciamo con le basi.
Gli italiani all’estero sono divisi su 4 circoscrizioni e votano per corrispondenza. In queste elezioni, in Europa la percentuale delle buste restituite è del 31,1%; in America Meridionale è del 34,79%; per l’America Settentrionale e Centrale il dato è il 29,87%; nella ripartizione Africa-Asia-Oceania la percentuale è del 30,65%.
La circoscrizione con la maggiore partecipazione è stata quindi l’America meridionale con il 34,79%.

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Cosa hanno detto i media sul voto degli italiani all’estero? Repubblica riporta che all’estero i grillini sono quasi sconosciuti (solo oltre il 9%) e che Monti ha preso il 18% contro il 9% su suolo patrio, commentando che sul voto degli italiani all’estero ha pesato la stima che gli riservano i politici stranieri. È un’osservazione di base corretta, ma fondata su dati aggregati. Non vale la pena vederli in dettaglio? Se guardiamo stato per stato saltano agli occhi le specificità nazionali.

Germania: qui Monti è il primo partito con circa il 30% delle preferenze sia per la Camera che per il Senato. È evidente quanto abbia contato l’appoggio della Merkel.

Scandinavia: innanzittutto hanno votato oltre il 40% degli aventi diritto, ben oltre la media Europea. In Norvegia e Danimarca il primo partito è il Movimento 5 stelle con -udite udite- il 30% sia alla Camera che al Senato, dunque più che in Italia. Del resto il programma di Grillo si ispira all’agenda politica dei paesi scandinavi. Quando parla di lavorare meno per far lavorare tutti si riferisce a quello che si fa al nord, dove la maggiorparte dei lavoratori non fa le 40 ore, inclusi gli uomini in posizione manageriale. È così anche nella mia azienda per dire, e ben più a sud 🙂 in Olanda.

Nella Bielorussia di Lukashenko, amico personale di Berlusconi, il primo partito – indovinate un po’? – è il PDL con il 43,10% alla Camera e il 46,66% al Senato! Eh le amicize pesano, i regimi anche.

L’America Latina poi ha una specificità tutta sua: vince con maggioranza schiacciante MOV.ASSOCIATIVO ITALIANI ALL’ESTERO, che ad esempio in Perù prende ben oltre il 40% sia alla Camera che in Senato. Così in parlamento avremo un senatore e due deputati di un partito che in Italia manco esiste. Per la cronaca supportano poi Monti.

Infine gli italiani residenti all’estero con diritto di voto sono circa 3 millioni e mezzo. Cioé oltre il 5% degli aventi diritto al voto se ne é andato dall’Italia e anche questo dato qualcosa dice.