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Io sono dell’82.

Quando avevo 20 anni la mia generazione era la generazione Erasmus.

Quando ne avevo 25 era la generazione 1000 euro.

Ora che ne ho 30 è la generazione dei cervelli in fuga.

Se ci fate caso è un’evoluzione naturale.

Prendi uno studente universitario e mandalo a studiare all’estero: impara una lingua, si familiarizza con un paese straniero, si accorge che staccarsi dalla gonna di mammà non è poi male, anzi si diverte pure.

Prendi questo studente – che nel frattempo è tornato a casa e si è laureato- e mettilo a lavorare 10 ore al giorno per 950 euro da precario, senza ferie, senza malattie, senza la prospettiva di una crescita professionale né di beccarsi un mutuo, perché una volta che esci di casa poi ci vuoi restare…beh quello prende e se ne torna all’estero. Non importa se l’Erasmus l’ha fatto in Spagna e la Spagna è messa anche peggio, quello ormai parla 2 o 3 lingue e ormai sa che sopravvive anche senza le lasagne della domenica: un posto nell’Europa transalpina lo trova.

Se poi l’Erasmus l’ha fatto in Francia o in Germania, torna nella patria del suo Erasmus, magari nella stessa città e si sente quasi a casa.

Così nasce la generazione dei cervelli in fuga.

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Molto spesso sento chiamare questi cervelli in fuga ”expat”. “Expat” perché suona figo, suona business English…ma l’expat è un’altra cosa: ne parliamo al prossimo post. 😉

Doveroso il link a http://www.diversamenteoccupati.it/

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